Premessa
Giovanni Cominelli nella sua lucida analisi su Politica Insieme (CLICCA QUI) attribuisce l’aumento dell’astensione nelle elezioni regionali della Sardegna alla reazione dei cittadini all’indifferenza dei partiti per i problemi fondamentali dell’isola. Tuttavia ritiene che la Sardegna offra un’occasione irrepetibile per un’inversione di tendenza, perché il voto disgiunto può assicurare l’ingovernabilità o la possibilità di una collaborazione realistica volta a risolvere i problemi secolari sardi.
Il deragliamento della Città Metropolitana di Cagliari
La seconda ipotesi è realizzabile perché l’istituto Cattaneo, ha dimostrato che solo a Cagliari «più di un terzo degli elettori leghisti ha votato per Alessandra Todde». La dimensione significativa del voto disgiunto raggiunta solo a Cagliari dimostra che la capacità attrattiva della neopresidente ha suscitato la richiesta di una collaborazione realistica di tutti i partiti per eliminare Il più pesante “collo di bottiglia” dello sviluppo economico sardo. Trattasi del deragliamento della Citta metropolitana di Cagliari che non e riuscita ad assumere il ruolo di motore dello sviluppo economico sardo, assegnatole dalla legge regionale n2/2016, in base alla legge n.56/2014.
Questo problema è da imputare alla traduzione in norme ordinarie (legge n.243/2012) del sesto comma art.81 della Costituzione, cosi complicata, da rendere sostanzialmente impraticabile l’attuazione contemporanea dei due parametri finanziari: equilibrio di bilancio e concorso alla stabilità del debito pubblico. Di conseguenza, l’elaborazione del Piano Strategico, strumento per l’assunzione del ruolo di motore dello sviluppo, ha finito col rispettare solo i complessi meccanismi procedurali burocratico/amministrativi del Patto di Stabilita Interno. Nell’impossibilità d’individuarne la declinazione operativa, si è ricorsi ai soliti discorsi “omnicomprensivi “sia di tipo oggettivo (dati geografici, statistici, economici ecc), sia di tipo soggettivo (interviste, questionari, ecc ), accentuando e non superando gli squilibri territoriali.. E stata, cosi, impedita la saldatura tra la Sardegna metropolitana e la Sardegna non metropolitana, dalla quale dipende lo sviluppo sostenibile dell’intera regione.
Cagliari Citta metropolitana policentrica ed ammagliata
Che fare ?Dal 1/01/2016, il Patto di Stabilita Interno è stato sostituito dall’equilibrio di bilancio, che consente agli enti locali di concorrere ai nuovi obiettivi di finanza pubblica ,sostituendo le vecchie procedure giuridico/ autorizzatorie con il ricorso al “ doppio binario “ e, dal 2019, solo al risultato di competenza non negativo. Di conseguenza ,i piani strategici delle Aree Metropolitane ,essendo atti d’indirizzo, devono razionalizzare le risorse esistenti al fine di conseguire l’elemento centrale della nuova disciplina dell’equilibrio di bilancio , ricorrendo alla specifica procedura di calcolo. I criteri burocratico-amministrativi sono sostituiti da un obiettivo criterio di virtuosità finanziaria ((cosiddetta misurabilità empirica delle interdipendenze fiscali)che regolamenta i rapporti finanziari ,all’interno dell’area metropolitana tra il capoluogo ed i comuni metropolitani e tra la citta metropolitana e le province ad essa esterne, al fine di eliminare le disparita territoriali.
Anche la pianificazione territoriale si trasforma da prefigurazione cartografica di astratti assetti futuri a sistema permanente di governo del territorio, perché la contabilizzazione dell’impatto economico consente di aumentare ,se già positivo, il risultato finale di competenza o diminuirlo, se negativo.
Così, la Sardegna metropolitana può saldarsi alla Sardegna non metropolitana ,assicurando lo sviluppo sostenibile dell’intera regione e trasformando Cagliari in Città metropolitana policentrica ed “ammagliata.” Con questo termine, utilizzato nella pianificazione territoriale in Francia, si enfatizza l’obiettivo della integrazione tra i poli, aumentandone il grado di connessione e riducendo uno dei difetti fondamentali del policentrismo spontaneo: la gerarchizzazione tra i poli, con il rischio di compromettere la solidarietà intercomunale e più in generale la coesione territoriale.
Ne consegue il ruolo di motore dello sviluppo economico perché concorrerà alla competitività della regione e dei rispettivi territori da diversi punti di vista, superando egoismi municipalistici, la storica frammentazione territoriale e la tradizionale modestia decisionale in ambito territoriale.
In conclusione, se Keynes prevede 20 anni per realizzare una riforma non possiamo consolarci per non averla ancora realizzata dopo 10 anni, perché un ulteriore ritardo isolerebbe per sempre la Sardegna dall’Europa. Invece, per tutti i partiti è questa l’occasione ideale per rispondere all’impegno civile della Presidente della Regione, Alessandra Todde, ad essere a servizio di tutti i sardi .Trattasi di accordarsi per considerare la prossima consiliatura di Cagliari “costituente” per realizzare rapidamente detta riforma.
Dopo ogni partito ritornerà, con maggiore legittimazione, a cercare consensi elettorali ma, l’essere riusciti a battere il pessimismo keynesiano, servirà non solo alla Sardegna ma all’intera Italia.
Antonio Troisi
.